Location: Venezia
Sub-Location:
Type:Printed book
Language:Italian
Transcription Author: Tom Henry
Published: yes
Publication Details: R. Buscaroli, Melozzo da Forlì nei documenti, Rome, 1938, pp. 93-94; S. Dall’Ara & S. Togni, ‘Melozzo nei Documenti’ in ed. D. Benati, M. Natale & A. Paolucci, Melozzo da Forlì, exh. cat., Forli (S. Domenico), 2011, p. 364.

Luca Pacioli discusses Melozzo da Forli in his 'De Divina Proportione', Venice, 1509

Artist(s): Melozzo da Forlì
Dates: 1.1.1509
-ma de Tau cioè cosi T. inance ali occhi suoi ora un a ora laltra piu longa giudicava. E altri assai simili capassonii. Con uno de questi tali al tempo dela fabrica del palazzo della bona memoria del conte Gyrolymo in Roma in sua presenza confabulando commo acade discorrendo la fabrica siandovi molti degni in sua comitiva de diversa facultà fraglialtri a quell tempo nominato pictore Melozzo da Frulli per dar piacere ala speculatione exhortamo Melozzo e io el conte che facesse fare uno certo capitello in una di queste forme non chiarendo noi al conte la difficultà ma solo che seria degna cosa. E a questo e disselile se lui lo sapesse fare, quell rispose questo esser piccolo facenda e che navia fatte più volte. Di che el Conte dubitò non fosse cosa degna commo lo commendavamo. Noi pur affermando el medesimo giognendovi apertamente che non lo farebbe per la impossibilità sopra aducta. E rechiamando a se dicto lapicida (che a quell tempo anco era de nominate) lo redomandò se lo sapesse. Alora quasi sbeffando surise breviter al si e al non smepre sia pronto lo impegnare. El Conte li disse se Tu nol fai che votu perdere? E quello accorto respose non amle Signore quell tanto più che V. Illustrissima Signoria parebbe quell chio posso guadagnare e rimasero contenti assegnatoli termene 10 e lui chiednedo quarto. Acade che guastò molti marmi e feci un 0 per abaco, finaliter el Conte non lobligò se non al danno de le pietre e rimase scornato. Ma non cessò mai che volse sapere lorigine dela proposta. E seppe essere el frate in mo che non poco rancore dapoi me portò e trovandome me dixe meser meser io non vi perdono della iniuria facte se non me insegnate el muodo a farla e io melo offersi quanto volevo e per più giorni soprastando in Roma non li fui vilano e aprieli de queste e daltre cose a lui pertinenti. E quell cortese volse che una degna cappa a suo nome me ne portasse. Così dico che ale volte simili a Vostra celsitudine sonno cagione fare acorti de loro errore e non con tante millantarie venirli a lor conspecto quasi ognaltro spregiando.